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Dalonde/lontano (COMELICO IN VERSI)

9 Set

Dalonde (Lontano)

(…)
È dalonde
al mi troi da la zima
cuanto erto ch’iné sto giarón
nostalgia da stà aped te
e zal ciaudo dal ceda
sintìme imbrazó.

Cuön ch io sento
la to mön sora me
trema el ciarne
e me par da tma tu
vögn arente
ne sta caminé.

Ne sta scondte
öi bisogno da vödte
ne stà tade
voi sintì la to os
vogn arente
ne sta caminé.

Da una canzone del Gruppo Musicale di Costalta scritta da Lucio Eicher Clere e musicata da Daniele De Bettin
Gruppo Musicale di Costalta, Vara nova. Canzoni in ladino, Grafiche Sanvitesi, 2013, p. 174

È lontano
dalla cima il mio sentiero
è ripido questo ghiaione
nostalgia di stare con te
nel calore di casa
il tuo abbraccio.

Quando sento
la tua mano su di me
il mio corpo trema
è come cadere
vieni vicino
non te ne andare.

Non nasconderti
devo vederti
non nasconderti
voglio sentire la tua voce
vieni vicino
non te ne andare.

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COMELICO IN VERSI (Zavario/sogno)

21 Ago


Öi zavarió aped te stanöte
e dolau sui to ciavöi
come nugle lediöre zal ziel
fin sora el zime dle monte pi aute
gno ch la mi os
s intonaa aped la toa
e tu era musica
portada dal vento…
öi zavarió aped te stanöte
e ne n avraa volù
desdame mai pi.

Da una canzone del Gruppo Musicale di Costalta scritta da Lucio Eicher Clere e musicata da Daniele De Bettin, tratta dall’album Che bel ch iné l Comelgo, 2007
Gruppo Musicale di Costalta, Vara nova. Canzoni in ladino, Grafiche Sanvitesi, 2013, p. 174

Ti ho sognato questa notte
e volavo sui tuoi capelli
come nuvole leggere nel cielo
sopra le cime più alte
dove la mia voce
si intovana con la tua
e tu eri musica
portata dal vento…
ti ho sognato questa notte
e non avrei voluto
svegliarmi mai.

COMELICO IN VERSI (donne in amministrazione)

21 Ago

1945, le prime elezioni amministrative dopo la guerra. Nei comuni piccoli però è difficile mettere insieme i candidati e allora… bisognerà pescare anche tra il gentil sesso, “col fadleto sul ciò e el traverson” (con il fazzoletto in testa e il grembiulone)! Questo l’argomento della “satira” composta per la mascherata di San Valentino del 1945 da Ferruccio Sacco, da cui abbiamo tratto i versi scherzosi di oggi.

(…)
É n afar a tiré fora
sti consiliere de la malora;
on el femne par fortuna
tiraron fora anch liò calcduna!

Avasson di nome da propone
femne drete e coi c….
ma bisogna ch usona ntin d prudenza
aped cla dente piena d difidenza.

(…) Che bel sarà a cal òn
ch resta a ceda a fei colazion
intanto ch la femna va a Belun
a tratà afare d Comun.

(…) E l òn a ceda farà duce i fate
laverà padele, brondine e pignate
neterà canai, farà la polenta
intanto ch la femna comanda e inventa!

Da Ferruccio Sacco, Mascrade a San Colò. Satire per Carnevale e altri scritti (1943-1964), Union Ladina dal Comelgo, Gruppo la Baita, 2008

È difficile tirare fuori
‘sti consiglieri della malora!
Ma abbiamo le donne per fortuna,
ecco dove trovare qualcuno!

Ce ne sarebbero di nomi
donne serie e con i c…
ma bisogna avere prudenza
la gente è piena di diffidenza.

Che bellezza per quell’uomo
che resta a casa a spignattare
mentre la donna va a Belluno
a fare gli affari del Comune.

L’uomo a casa si occuperà di tutto
laverà padelle, pentole e piatti
pulirà i bambini, farà la polenta
mentre la donna dirige e comanda!

COMELICO IN VERSI (Iutonse)

15 Ago

Da un testo poetico di Giovanni De Bettin Linc musicato dal Gruppo Musicale di Costalta, con un augurio a tutti per il giorno della Madonna!
(trovate il testo completo nel nuovo libro del Gruppo che raccoglie tutte le loro canzoni)

Iutonse (Aiutiamoci)


Ma cuanto bel ch saraa
podöi rivé a capisse
e anche s mancia algo
zarcà da compatisse,
podöi cettasse insieme
scambiesse un bel bondì
savöi ch par cuatro dis
son cà apó n son pì.

(Da: Gruppo Musicale di Costalta, Vara nova. Canzoni in ladino, Grafica Sanvitese, 2013)

Come sarebbe bello
arrivare a capirsi
e anche se qualcosa non va
riuscire a compatirsi
trovarsi assieme
scambiarsi un bel buongiorno
sapere che per pochi giorni
ci siamo e poi non più.

COMELICO IN VERSI

4 Ago

Ciao amici di Algudnei!
COMELICO IN VERSI è la nostra nuova rubrica: percorreremo insieme la produzione poetica comeliana, gustandone alcuni piccoli assaggi. Iniziamo con un ritaglio da un sonetto in ladino (sotto c’è la traduzione) di Pio Zandonella Necca, che osserva il Comelico dopo un grosso temporale, quando torna il sole.

Anche noi aspettiamo il sole domani, dopo la tempesta di stasera…

Tempuràl ’n Cumelgu

(…)
E adesu ch tornä forä ncamò l ventu
a disgatì si nughi ingardizedi
s tacä a ntravedi, dutu nte n mumentu,
l boscu, li vari e i peidi co li cedi.

Sourä l’Ajarnlä s ved a cor na sberlä,
ciaudä, d saroiu: na gran lamä d lus
tra i nughi ch à l culor dla madreperlä

se speciä dinzi dl agä n ogni bus,
pò ntaiä d longu, comi par daverdlä,
la spondä dal Cianèi e di Palùs.

(Da: P. Zandonella Necca, Insudä ‘n Cumelgu. Sonetti in ladino del Comelico, a cura del Gruppo ricerche culturali di Comelico Superiore, Sezión ladinä d’Cumelgu, 2000)

Ed ora che riprende a soffiare il vento
a dipanare queste nuvole aggrovigliate,
ecco si intravvedono ad un tratto,
il bosco, i prati, i paesi con le case.

Sopra l’Ajàrnola corre uno schiaffo
caldo, di sole: una gran lama di luce
tra le nuvole color di madreperla

si specchia nell’acqua di ogni pozza,
poi incide in lungo, come per squarciarla,
la sponda del Chianèi e dei Palùs.

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