COMELICO IN VERSI

4 Ago

Ciao amici di Algudnei!
COMELICO IN VERSI è la nostra nuova rubrica: percorreremo insieme la produzione poetica comeliana, gustandone alcuni piccoli assaggi. Iniziamo con un ritaglio da un sonetto in ladino (sotto c’è la traduzione) di Pio Zandonella Necca, che osserva il Comelico dopo un grosso temporale, quando torna il sole.

Anche noi aspettiamo il sole domani, dopo la tempesta di stasera…

Tempuràl ’n Cumelgu

(…)
E adesu ch tornä forä ncamò l ventu
a disgatì si nughi ingardizedi
s tacä a ntravedi, dutu nte n mumentu,
l boscu, li vari e i peidi co li cedi.

Sourä l’Ajarnlä s ved a cor na sberlä,
ciaudä, d saroiu: na gran lamä d lus
tra i nughi ch à l culor dla madreperlä

se speciä dinzi dl agä n ogni bus,
pò ntaiä d longu, comi par daverdlä,
la spondä dal Cianèi e di Palùs.

(Da: P. Zandonella Necca, Insudä ‘n Cumelgu. Sonetti in ladino del Comelico, a cura del Gruppo ricerche culturali di Comelico Superiore, Sezión ladinä d’Cumelgu, 2000)

Ed ora che riprende a soffiare il vento
a dipanare queste nuvole aggrovigliate,
ecco si intravvedono ad un tratto,
il bosco, i prati, i paesi con le case.

Sopra l’Ajàrnola corre uno schiaffo
caldo, di sole: una gran lama di luce
tra le nuvole color di madreperla

si specchia nell’acqua di ogni pozza,
poi incide in lungo, come per squarciarla,
la sponda del Chianèi e dei Palùs.

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